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domenica 30 settembre 2012

Future & Promises







-Dovresti sposarmi, Melie.
-...
-....Sì. Si che ti sposo.

giovedì 6 settembre 2012

Mon amour...


-segnale cortex da Greenfield-
 Settembre 2514


Amore mio,
come stai? In quale interminabile riunione sei costretto ora?

Continuo a tenere il conto dei giorni, delle ore, dei minuti che ancora mi separano da te. Almeno nel tempo che mi rimane per farlo, poiché gli impegni si moltiplicano a vista d'occhio e tenere l'attenzione su tutto quanto si sta rivelando più arduo del previsto.

Soprattutto adesso, dopo aver ricevuto direttive dalla Proprietà, come già saprai, affinché mi recassi su Greenfield insieme ad un gruppo scelto di collaboratori per vendere i farmaci agli sfollati e alle strutture locali.

Nessuno di noi è felice di farlo, ma abbiamo fatto una scelta, lavorando per Hall Point. Cerchiamo tutti di onorarla al meglio.

Il mio timore più grosso è che la voce giunga alle orecchie di Blackbourne e che possa tentare qualche tiro mancino di conseguenza. Ma ho Electra, qui con me. E anche Zoya...

Vorrei potermi dire tranquilla. In realtà nessuna di loro sta bene. Sembra ci sia un'epidemia di inedia che le vede scomparire giorno dopo giorno sempre di più. Non so come aiutarle, nessuna delle due. Non so nemmeno se vogliono essere aiutate in realtà.

So che mi manchi terribilmente. Le notti senza di te sono lunghe, vuote e fredde. Sono tornati gli incubi...forse solo la tua presenza riesce a tenerli a bada. Ma so che fra non molto tornerai, e questo mi aiuta a non sococmbere alla stanchezza.

Ho avuto modo di parlare ancora, più volte, con Mister Wolfwood, ed anche con Miss Ross. Non avevo idea che vi foste visti e sentiti con tale regolarità...
Ad ogni modo, Mister Wolfwood ha acettato di fornirci le piante della Shouye per la mostra.
Abbiamo avuto un dialogo piuttosto aperto. Gli ho fatto domande dirette, ho ottenuto risposte. Per quanto Lui sembri bendisposto ed aperto nei miei confronti, non c'è modo al momento di andare oltre all'ostracismo voluto dalla Muquin. Possiamo collaborare a livello lavorativo, ed è già molto. Ma per ora non vede possibilità di togliere il mio nome dal libro nero. Le tradizioni sono dure a morire, anche quelle più insensate.
Non fa niente...sapevo a cosa andavo incontro quando presi la mia decisione. Oggi, più che mai, sono lieta di averla presa. Diversamente non potremmo stare insieme, e non potremmo nemmeno sognare di avere un futuro per noi.
Cosa che invece...io sogno.

Miss Ross si è detta molto interessata alla Carnival Mistress: in quanto Dashi ha libertà di movimento e sicuramente si è detta disposta ad offrirci il suo servizio di accompagnamento e la sua presenza a bordo, sia per il viaggio inaugurale che per i successivi.
Per quanto riguarda gli altri accompagnatori, la parola spetta a Mister Wolfwood.
Secondo lei non dovrebbero esserci problemi nemmeno riguardo alla mia presenza. Ma non vorrei illudermi, di nuovo.
Come per la festa...ti confesso che rodo dentro, al pensiero di saperti da solo a quella serata. O peggio, in compagnia di qualcun altro.
Ho specificato che, per quanto riguarda la CM, sebbene io stia prendendo gli accordi preliminari poi sarà Gabriel a gestire il settore inttrattenimento. E quindi, per la nave, potranno riferire direttamente a lui, o a te, senza dover passare tramite me. 
Ho spiegato la situazione della nave, diversa da Hall Point.
Ora sono in attesa di notizie più precise, in modo tale che possiamo pubblicizzare la cosa in modo più incisivo.

Ho inviato a Miss Dufour, con la quale mi sono incontrata pochi giorni fa, la bozza di contratto per i due venti: sia la Cm che la mostra. Attendo risposta.

Il tornado ha creato danni al capannone. Ho incaricato Huj di ripararlo al più presto. Le ho anche detto di farsi acocmpagnare da qualcuno ma a quanto pare è andata da sola.

Le indagini sulla bomba sono ad un punto morto...ma suppongo che con il tuo ritorno saprai far filare le cose meglio di me.

Mi manchi terribilmente. 
Mi mancano le tue braccia, il tuo corpo accanto al mio. Mi mancano i tuoi baci, i tuoi occhi, il tuo sorriso. La forza che mi dà, il sentirti accanto.

Mi manca sentirmi tua.

Ma la sono sempre, in ogni momento.

Tua,

Amelie

lunedì 20 agosto 2012

café et muffins au chocolat

Hall Point, 20 Agosto 2514



"Melie...con te è... diverso. Non è mai stato così, prima.
Non ho mai amato nessuna, nessuna...come amo Te." 

Me lo ha sussurrato questa mattina, intrecciato a me sul divanetto del mio alloggio,  amandomi come solo lui sa fare.
Un momento ritagliato per noi due soltanto, dopo avermi raggiunto del tutto inaspettato.

Avevo ancora i segni del cuscino sulla guancia, i capelli scarmigliati da leonessa dopo essermi agitata nel letto vuoto quelle poche ore di riposo ritagliate dopo aver ricevuto il suo messaggio ieri sera ed essere andata in ansia al pensiero del suo incontro con "Lei".... ed ha avuto il coraggio di dirmi, con quegli occhi che ha puntati su di me ed il suo sorriso più dolce,


"...sei bellissima"

Mi guardava sorridendo, con due muffin al cioccolato in una mano ed i caffè nell'altra. 
Ed io mi sono sentita sciogliere da una felicità così potente da essere quasi dolorosa.

Avevamo poco tempo a disposizione, ma siamo riusciti a parlare un po'.
Mi ha raccontato tutto quello che è accaduto ieri sera. Il suo dialogo con Miss Dufour, e quello che le ha detto.
Che il treno è passato, che lui ora è fedele ad un'altra donna. 
Non ha fatto il mio nome.
Ha paura per me, per noi.  Ancora di più adesso, con i sospetti che abbiamo.

Teme che se qualcuno venisse a sapere di me, di quello che ci lega, potrebbero rivalersi su di me per arrivare a lui. 
Vorrei tranquillizzarlo, dirgli che non succederà. 
Ma ormai ho imparato a non fare certe promesse, che il 'verse non è così benigno come pensavo e che la felicità ha un prezzo....e forse ha ragione ad essere così cauto.

Spero solo che mi ascolti, che ascolti Zoya, Electra..che non decida di andare da solo da quell'uomo.
Tremo al pensiero di quello che potrebbe accadergli.

Perché per me è lo stesso.
Non è mai stato così, prima.
Non ho mai amato nessuno, nessuno...come amo Lui.



sabato 23 giugno 2012

L'Albatros


L'Albatros Charles Baudelaire

Souvent pour s'amuser, les hommes d'équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d'eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!
Le Poëte est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.








"Alla fine un Albatro passò per aria, e venne a noi traverso la nebbia. Come se fosse stato un’anima cristiana, lo salutammo nel nome di Dio.

Mangiò del cibo che gli demmo, benchè nuovo per lui; e ci volava e rivolava d’intorno. Il ghiaccio a un tratto si ruppe, e il pilota potè passare fra mezzo.

E un buon vento di sud ci soffiò alle spalle, e l’Albatro ci teneva dietro; e ogni giorno veniva  a mangiare o scherzare sul bastimento, chiamato e salutato allegramente dai marinari.

Tra la nebbia o tra ’l nuvolo, su l’albero o su le vele, si appollaiò per nove sere di seguito; mentre tutta la notte attraverso un bianco vapore splendeva il bianco lume di luna."
*****
 



Nelle migliori famiglie esistono le mosche bianche. O le pecore nere.
Nella mia, in questo momento, sono io. Pecora nerissima, soprattutto agli occhi di maman.
Mon père si è dimostrato molto meno rigido di quanto io credessi, su determinate questioni.
Per quanto il suo costante "Te l'avevo detto", non sia di gran conforto in taluni momenti.
Ma non manca mai di farmi avere dimostrazioni del suo affetto e della sua fiducia. 
Nonostante tutto, continua ad affidarmi i suoi segreti. Forse, presume che adesso, ancora meno di prima,  io possa , agli occhi del 'verse,  essere l'affidataria di una tale mole di informazioni.


Ma nella nostra famiglia c'è qualcuno che è sempre stato una mosca bianca, e a cui non pensavo da molto tempo. 
Sempre grazie a maman, che non ha mai nascosto quanto poco le piacesse Tante Marie.
Forse per questo, ormai da anni,  non avevo più occasione di vederla alla Magione, o di avere sue notizie che non fossero decurtate dagli eventi salienti, grazie all'intervento censorio della mia amorevole genitrice.
Mi sono sempre chiesta se mon père le lasciasse tutta quella libertà di censura perché in realtà ha sempre trovato il modo di frequentarla ugualmente.
Tante Marie non è effettivamente sua sorella, eppure credo sia una delle poche persone, a parte noi, cui lui si sia veramente affezionato nel corso della vita.


Eclettica, travolgente, sempre in movimento. Una di quelle persone che non si fermano mai nello stesso posto troppo a lungo, e che amano sfidare le convenzioni sociali per puro divertimento.
Avrei forse dovuto aspettarmelo, da lei, un pensiero simile.




"Amelie, mio piccolo virgulto, finalmente ti sei decisa ad aprire gli occhi, ed unirti a noi, gens contraire?Non oso immaginare la giuoia e la felicità di tua madre, ma chère. Ma sappi che sto arrivando da te, con un regalo. Perché questo 'Verse non possa mai riuscire a tarparti le ali, se tu non lo vuoi.
Tante Marie"




E' arrivata, con lo stesso aroma frizzante della spuma marina che si frange sugli scogli. 
Da che me lo ricordi, ha sempre lo stesso profumo: uno strano miscuglio dolce e speziato. Forse è a causa sua che mi piacciono determinati aromi.
E' arrivata portandomi notizie di Bérnard, suo figlio. Quell'uomo così diverso da lei. Che sembra tanto più vecchio, quanto Tante Marie invece sprizza giovinezza da ogni poro.
Sempre inquieto, sempre insoddisfatto, leggermente misantropo. Sperpera il denaro di famiglia in passioni momentanee, per poi dimenticarsene.
Sembra che abbia fatto lo stesso con il "regalo" che Tante Marie mi ha portato.
E ancora non riesco a crederci. Ma i documenti parlano da soli. Ha già provveduto lei stessa al passaggio di proprietà.


Possiedo una nave. Una classe Firefly. 
Mi si è formato uno strano groppo alla gola, salendo a bordo. Ricordi della Banshee. Dell'aria di famiglia che si respirava, quando tutto era diverso. 
L'ho girata tutta, da cima a fondo. 
Ha circa due anni, ma è tenuta piuttosto bene, tutto considerato.
Tante Marie mi ha fatto avere anche un cospicuo gruzzolo, caso mai ci fossero dei lavori da fare.
Non ho fatto in tempo a gioire della sua presenza, che lei è già ripartita. Impossibile imbrigliarla. Ha quasi sessant'anni ormai, eppure ha ancora la forza di un tornado.
Avrei voluto presentarle Jan. Ma lui è di nuovo in viaggio.
Ed io sono qui ad attenderlo con ansia ancora maggiore.
Perché non posso fare a meno di pensare che tutto questo è anche suo. 
O almeno, così lo considero io.
Una nave...con Lui al timone, potrà portarci ovunque vorremo. 
Solcando le volte dello spazio infinito, come un Albatro solca le immensità di blu, tra il cielo e l'oceano.



martedì 12 giugno 2012

Liberté...et d'autres choses

 -Hall Point-


L'alloggio è silenzioso.
Lo spazio ci spia, complice, attraverso la vetrata oltre la quale si stendono infinite possibilità. In infinite combinazioni.
Osservo Jan che dorme. Mi perdo nell'ammirare i contorni del suo viso finalmente rilassato, almeno negli istanti che fanno da intermezzo tra un movimento e l'altro. Mi cullo nella regolarità del suo respiro. Chiudo gli occhi, mi crogiolo nella sua vicinanza. Nel calore del suo corpo accanto al mio.
Ci sono momenti in cui si agita nel sonno. A volte, mi basta tendere la mano, posarla sulla sua spalla, o sul petto, lì dove batte il cuore. Allora lo sento prendere un respiro diverso, e placarsi.
Non si sveglia, in quei momenti.  E io resto a guardarlo, domandandomi che cosa si cela nei suoi sogni.
Di quali fantasmi porti il peso, sulle spalle.


 Ci sono frammenti di ricordo che danzano nella mia mente. Flash di immagini che scorrono innanzi ai miei occhi chiusi.
Torno con il pensiero a riassaporare determinati momenti.
Momenti che ne hanno segnato, inequivocabilmente, altri.


Ricordo un parco. Un sentiero di mattoni gialli a sfidare il grigiore di Cap City. La tempesta furiosa. 
E Noi.




"Ma tu...cosa vuoi, tu?" 


La sua voce. Bassa, pacata, come sempre. I suoi occhi fissi su di me. Nessuna traccia della freddezza che mostra al resto del 'Verse.
Il vento rabbioso che urla la sua indignazione, sotto nuvole nere gravide di una pioggia in fermento costante. Mi frusta i capelli, strattona l'ombrello. Lo prende Lui, dalla mia mano.
Non ho un solo attimo di esitazione. Lo guardo negli occhi. Affondo nel ghiaccio sciolto.



"Voglio Te. ...Voglio la mia Libertà" 


La mia voce. Un sussurro che sfida il pesante ed incessante ticchettare della pioggia. L'ombra rossa dell'ombrello aperto a cupola sopra di noi. Gonfiato e strattonato dal vento umido di una tempesta che non è solo fuori, ma anche dentro di me.


"Prenditi la tua Libertà.  Baciami qui, adesso."


Parole pronunciate con calma scandita, ma che alle mie orecchie hanno un effetto fragoroso, più dei tuoni di quella tempesta che imperversa, sopra ed intorno a noi. 
Anime allacciate  alla ricerca di anonimato, in un piccolo parco dei sobborghi periferici di Cap. City.




L'ho sentito, dentro. Il suono roboante e perfetto dell'ultimo muro che crollava. Devastato, annientato  da un semplice invito. Una richiesta che avrei potuto ignorare. Una provocazione, forse?
L'invito a gustarsi un attimo di libertà breve quanto un piccolo respiro.
Altrettanto vitale.


Ubriaca, la Libertà.


Non mi è bastato, l'attimo. Ho voluto di più. Ho cercato di più.
E quando l'ombrello rosso è volato via, siamo rimasti solo noi.
Amanti allacciati in un bacio proibito, al centro della tempesta.


Ancora, la sua voce.


"Che sapore ha, per te, la Libertà?"
"...Il Tuo."


In quel preciso istante,  ho compreso con sconcertante chiarezza che cosa volevo.
In quel preciso istante, ho preso la mia decisione.
I confronti, i discorsi, le riflessioni che sono seguite avevano il solo scopo di cercare ulteriori conferme al di fuori di me. Ma dentro...dentro lo sapevo benissimo, che non c'era più alcuna via, differente da questa.


Una via che, prima di Jan, non avrei mai pensato di poter percorrere.
E come avrei potuto? Non sapevo della sua esistenza. Non era ancora giunto a stravolgermi la vita.
A dimostrarmi che ci sono cose di cui non mi immaginavo degna, forse. A dimostrarmi che il mio cuore è capace di Amare, e che può accettare di essere Amato.
Si è abbattuto su di me con la forza di uno Tzunami.  Ha sradicato le mie certezze. Ribaltato le mie convinzioni. Squarciato qualsiasi mia difesa .







"Che sapore ha, per te, la Libertà?"
"...Il Tuo."



E in nome di quella Libertà, ho lasciato la Shouye. Per il suo Amore, ho lasciato la Shouye.
Per la possibilità di un futuro insieme, ho lasciato la Shouye.
Perché lui merita tutta me stessa, e  nulla di meno. Ho lasciato la Shouye.



Sono trascorsi giorni, ormai. 
Malgrado la mia mente non possa dimenticare nulla, mi è ancora difficile mettere a fuoco i dettagli del mio dialogo con Josephine. Solo, ci sono particolari momenti che si riaffacciano alla coscienza, mentre cerco di non pensare al resto.

La sala da the. 
Seguo il consiglio di Donna, la invito per parlare noi due sole. Non penso al luogo. Non coscientemente. 
Voglio che sia fuori dalla Casa. Lontano dalle telecamere. Solo io e Lei.
Forse, dovrei pensare ad un luogo meno pubblico.
E' il mio inconscio che mi guida in una situazione potenzialmente meno pericolosa.
La metto in trappola? E' vero quanto mi dice, dopo? Intrappolata in un contesto nel quale non può reagire con la furia che vorrebbe? E' per questo, che ora  mi si dice di guardarmi le spalle da Lei?

Ci metto un po', a trovare il coraggio di parlarle. Di dirglielo apertamente.

"Mi sono innamorata". 

La mia voce. Dilaniata dai sensi di colpa di chi si era preso un impegno, nella totale incoscienza. 
E che si trova nell'impossibilità di portarlo a termine. Che ne ha perso ogni volontà.

E, di contro, le parole che non ti aspetti.

"Uh. Che bello! ....Sono felice per te!....Chi è? ..E accetta?" - (Che io faccia l'accompagnatrice.)

La guardo. Sorpresa. Spiazzata. Confusa. Non so cosa dire.
Le regole Shouye che mi rimbalzano in testa, come oscuri e letali presagi, in netta contrapposizione con la dolcezza che leggo nel suo sorriso. Innamorarsi è proibito. Mi dico. Le relazioni sono proibite, penso.

"Non ha mai chiesto niente. Sono io, che non ce la faccio. Non più."

La mia confessione.  La mia incapacità di aderire ad un progetto di vita già segnato.
In fondo, anche i preti, nella Terra-che-fu, avevano la possibilità di essere sciolti dai loro voti.
Perché non un' Accompagnatrice? Perché non ci viene riconosciuta la nostra natura di esseri umani?
Per quale motivo, comprendere ed accettare nuovi lati di sé, ed agire secondo un principio di correttezza che vorrebbe salvaguardare i princìpi inizialmente sposati ed in cui si credeva, deve essere visto come un atto sacrilego? Quasi eretico?

La guardo, e tutto cambia. La dolcezza sparisce dal suo volto. Resta la rabbia. Una furia mal trattenuta che le dardeggia negli occhi.

" Ti licenzi...per quel cafone."
Tra le tante cose che dice, forse questa è quella che mi irrita maggiormente. Un insulto gratuito. 
E per quale motivo? Temo di non averlo ancora compreso. 


Mi rendo conto, però, che solo dopo aver compreso la mia volontà di andarmene, è giunta la rabbia. Le recriminazioni. E ancora mi domando: sarebbe andato bene..mentire? E allora, le regole tanto importanti e tanto decantate...a cosa servono? Solo ad essere infrante?


"Lo sapevi fin dall'inizio, che sarebbe successo. Perché le regole ci spingono verso ciò che ci è proibito."


Nego. Con veemenza e convinzione.


"Non lo sapevo. No. ...Ho resistito a molto altro. ...Questo non potevo saperlo.  ...Mi ha travolto. Non riesco a combatterlo. Non voglio combatterlo. "
La guardo. Mi spaventa quello che vedo. 
"Non voglio tradire la Casa. Non voglio e non posso tradire Lui. Non voglio tradire me....Mi dispiace. Non sai quanto. "


Di tutto il resto, le parole più vivide sono scolpite sul granito della mia memoria, e posso vederle con nitida chiarezza. Lampeggiano come squarci oscuri nell'aria. La sua voce. Morbida, quasi. Ma quanto fosse sincera...ancora oggi me lo domando.




"...Posso capirti, in fondo. ....Mei Mei...ti voglio bene. E per questo non ti metto sul libro nero. Rimani ancora uno splendido fiore che ci renderà orgogliosi anche da fuori. Certo, a meno che non ti macchi anche tu..."


Io le ho creduto. 
Dentro di me...una parte di me vuole ancora credere che sia vero.  Che tutto il resto non sia altro che un terribile, grottesco malinteso.


Perché non posso, davvero, accettare il fatto che Josephine posa volere il mio male.
Non riesco a credere che, veramente, debba guardarmi anche da lei.
Non riesco a comprenderne il motivo. 
Forse..la Casa. Ma non lei.
Non riesco ad ascoltare quello che mi dicono, senza sentirmi lacerare, dentro.
Non riesco a guardare negli occhi di Jan, e leggere la sua paura. Paura per me. Paura per noi.


E non riesco a credere di essere così fortunata.
Perché ho Lui. Perché mi ama. Perché lo amo. Perché qualunque cosa succeda, questo nessuno potrà portarcelo via.


Perché abbiamo Amici. Che non ci hanno abbandonato. 
Come Quinn. Così meravigliosa. Akurl, più dolce che mai. Zoya.
Persone che comprendono, quanto valga la pena di lottare, per certe cose. 
Perchè l'Amore non ha prezzo. E vale qualsiasi prezzo. Qualsiasi scotto.


Per Brent. 
In barba a tutti quelli che mi hanno suggerito di non fidarmi di lui. Io mi fido. L'ho sempre fatto. Non me ne sono mai pentita. Qui, ad Hall Point, mi sento più sicura. 
E per quanto lui non voglia sentirselo dire...non finirò mai di ringraziarlo, per questo.


...per Jennifer. Insospettabile alleata.




Jan si agita, ancora, nel sonno. Mi chiedo se sogni la Pioggia di Sadrany.
Mi ha chiesto di andare con lui su Xanto. 


"C'è qualcosa di importante  che vuoi mostrarmi, laggiù?"
"Jan Dietrich. Prima di conoscere te."





mercoledì 16 maggio 2012

Règles

Paragrafo XIX: Riguardante l'Amore.
 -Un accompagnatrice rinuncia al sentimento dell'amore inteso come vita di coppia: coltiva invece un amore senza confini tradizionali, tenendo il proprio cuore colmo dei migliori sentimenti.Malgrado ciò, un accompagnatrice è di tutti e di nessuno.


Le regole, prima, non sono mai state un problema per me.
Da quelle sociali, a quelle famigliari, a tutta quella serie di regole che mi sono auto indotta, crescendo, nel tentativo di affrontare il 'verse e la vita che mi si prospettava davanti nel modo migliore.
Le regole mi davano sicurezza. Confini stabiliti entro i quali muoversi ed in cui definire gli standard della perfezione.
Le regole non sono mai state un problema, per me.
Prima.


Mi ricordo con disarmante lucidità, gli avvertimenti ricevuti da mon père nel corso degli anni.


-"Prima o poi, questa tua attitudine al controllo di te stessa ti recherà un danno, Melì. Verrà il giorno in cui ti renderai conto che per ogni regola c'è almeno una deroga. Un'eccezione. "
Mi chiedo, talvolta, se non mi abbia celato certe sue doti da sensitivo.
Più probabilmente, la sua infinita intelligenza gli ha sempre consentito di vedere le cose da un punto di vista più ampio, e meno soffocato da quelle imposizioni che Maman ha inculcato in me, forse già con il latte materno.

Dopo Greenwood, dopo il crollo, mi ero data regole precise.
Con la guarigione, ed il recupero della mia integrità e del mio centro, quelle regole mi hanno portato a maturare quella che sembrava  la scelta più ovvia e naturale: la Shouye.
Mi avrebbe concesso di perseguire la conoscenza di cui sono affamata, di ottenere prestigio, accesso a contatti importanti, consolidamento della mia posizione sociale. Nuovi standard di vita, ancora più elevati di quelli che già comunque la mia famiglia mi avrebbe assicurato.
Mi avrebbe concesso l'Arte.
Mi avrebbe concesso tutto.

Dopo Greenwood, mi ero convinta che non sarebbe stato possibile per me credere ancora in determinate questioni, legate ai sentimenti.
Dopo Greenwood, mi ero creata nuove regole. 
Credevo di aver bandito l'Amore. Di poterlo tenere a bada attraverso escamotage puramente razionali. Di poterlo piegare alle mie esigenze e di poter avere il pieno controllo sui moti della mia anima.
Dopo Greenwood, avevo deciso che il principio de "seguire la corrente, senza combatterla", potesse valere per qualsiasi cosa. Tranne che per l'Amore.

Dopo Greenwood, credevo di aver chiuso ogni porta. Credevo...
Credevo molte cose.
Mi ero illusa di avere un pieno e totale controllo di me stessa, delle mie emozioni più profonde, delle mie reazioni.
Mi ero illusa di essere in grado di provare l'Amore incondizionato. Di poter rivolgere il mio cuore a tutti e nessuno, al 'Verse intero, guidandolo attraverso i vortici della corrente, senza permettergli di adagiarsi mai su uno scoglio in particolare.

Non è stato così.
Ed ora mi ritrovo a domandarmi: è stata davvero la scelta giusta? 
O è stata solo...Paura?




-I fidanzamenti ufficiali sono vietati, così come alcuna forma di legame di ogni tipo di origine o cultura che comporti unione sentimentale. L'intrattenere relazioni privilegiate è proibito, a maggior ragione se tenute in luogo pubblico o se esse dovessero diventare palesi, e la punizione è a discrezione della Casa.




Ci sono, in effetti, delle sfumature che non comprendo appieno.
Le regole sono chiare, di solito.
Se una cosa è "proibita", la è in tutte le sue accezioni. 
"A maggior ragione, se..." sottintende forse una certa  larghezza di vedute, o una certa tolleranza per quelle situazioni che si riescano a mantenere sotto controllo, al riparo dagli occhi indiscreti?
E' proibito, ma c'è la possibilità di aggirare la proibizione con il beneplacet di occhi chiusi da parte della Muqin, se certi eventi si tengono relegati ad una intimità che non deve e non può in alcun modo coinvolgere il 'Verse?
Esistono casi similari? Ci sono situazioni simili tra le altre accompagnatrici?
Oggi, Dhemetra, mi ha fatto quasi pensare che sì...ci sia qualcosa di simile.
O, comunque, che non sia io l'unica a trovarmi in questa situazione  ingarbugliata, dalla quale non è così semplice uscire, ed in cui non è affatto semplice districarsi.

Ho ben chiaro quello che voglio. Ho ben chiaro quello che provo.
Quello che ancora non ho ben chiaro, è quanto sarà alto il prezzo da pagare...perché se ho una certezza, è quella di non voler rinunciare a quanto mi è stato donato, in barba ad ogni regola del 'verse.











Aggiornamenti del Regolamento interno:
- Rapporti con l'Alleanza.

In data 14-05-2514 Dopo una seduta straordinaria della Casa di Horizon,
presieduta dalla Nuzi Leroux sono state modificate alcune
sezioni delle regole della Casa.
Si è stabilito che:
1) Nel caso un'accompagnatrice dovesse essere incriminata e subire una pena carceraria
 superiore ad un giorno di reclusione  verrebbe allontanata senza possibilità di reintegro dalla Shouye.

2)Nel caso un'Accompagnatrice dovesse essere incriminata e subire una pena carceraria di
un solo giorno di reclusione  o debba pagare una pena pecuniaria, rimarrà in sede con la possibilità di redimersi. Se dovesse riproporsi la medesima situazione una seconda volta, verrà allontanata senza possibilità di reintegro dalla Shouye.

3)Nel caso l'equipaggio della Nave sulla quale presta al propria attività un'accompagnatrice,
 venisse processato ed accusato di crimini contro le leggi dell'Alleanza con
 conseguente pena carceraria e pecuniaria,
la stessa accompagnatrice dovrà cessare immediatamente la propria collaborazione con tale equipaggio.
Questo vale anche nel caso  fossero dei singoli membri della nave in questione
 ad essere sottoposti ad inchiesta e ritenuti colpevoli.


Altre regole, altre situazioni. Ma tutto si connette, in una ragnatela spessa ed intricata.
Se già prima non avevo alcuna intenzione di rinunciare facilmente ai Phantom, adesso sono più che mai motivata nel cercare un modo per far funzionare le cose.
Motivazione che il discorso di Josephine nel pieno del Crazy Horse non ha fatto altro che aumentare a dismisura. Insieme al panico. Il timore di perdere tutto.


-Risolviamo tutto.


Due parole pronunciate nel calore di un abbraccio, al quale ormai non so più rinunciare.
Sono bastate a riportare la calma nel vortice emozionale che mi aveva colto.
Sono bastate a farmi sentire meglio, a placare il timore per Akurl, la preoccupazione per Zoya, lo sconforto per Dhemetra e Lydia.
Hanno placato il panico.


Sono bastate a farmi sentire protetta, sicura.


Altri pezzi di me e del mio controllo che si sgretolano di fronte alla semplice presenza di qualcuno che c'è, senza dire nulla se non quello che ho bisogno di sentire.
Che mi parla con gli occhi.
Che non chiede nulla, ma mi regala tutto. Ogni giorno.









lunedì 30 aprile 2012

c-mail incoming message


Messaggio ricevuto da Zoya il giorno 30 Aprile 2012 alle 13:26
c-mail


Dolcissima Amelie,
se stai leggendo queste righe non sarò a bordo della Banshee e probabilmente  sarò da qualche parte tra il Verse e quello che c’è oltre. Non mi preoccupa, è giusto così per gente che come me ha scelto il mestiere delle armi e ha peccati da scontare. Santo cielo, quanto melodramma…
La verità è che non so da dove cominciare, né a dire cosa. Forse c’è troppo o forse sono io a non saper mettere ordine.
Ho passato metà della mia vita ad avere paura, cherubino (so che non ho diritto di chiamarti ancora così). Paura del domani, paura della solitudine, paura di essere tradita, paura di tradire. Delle volte mi sono trovata a pensare che la paura sia lo stato naturale dell’uomo. E’ strano, se ci pensi,  come tutto ciò svanisca quando si pensa di andare incontro a qualcosa di definitivo. Forse è perché su sa che non si dovranno più affrontare le conseguenze delle proprie azioni e il fantasmi del passato. Non lo so, so soltanto che adesso non ho più paura. Quasi.
Adesso, più che altro, ho rimpianti. Di non essere stata meno stupida, intelligente, impulsiva. Di non aver fatto determinate cose invece che altre.
Mi sono innamorata di te (no, questo non è un rimpianto), Amelie. So chi è Amelie. Amo tutto di Amelie. Amelie per come è, per quello che è. Amo Amelie perché è Amelie. Amo ogni singolo aspetto di quello che è, persino quelli che non conosco, perché, dolcissimo cherubino, se si ama si deve farlo senza riserve. Senza mezze misure. Per intero. Non sarebbe amore, altrimenti.
Forse, per una che ha amato soltanto un’altra volta, in vita sua, sono parole arroganti, ma sono quello in cui credo. Una delle poche cose per le quali vale la pena dare tutto.  E ho dato tutto, quella unica altra volta. Sono andata contro la mia famiglia. Contro mio padre e il matrimonio che voleva impormi. Era un miss a modo dell’alta società di New London; molto a modo ha preso il mio cuore e l’ha spezzato. E ho perso tutto; a partire da me stessa. Vorrei che potessero conoscerti, che potessero vedere cosa vogliano dire dignità, coraggio, eleganza.  Perché tu sei questo e ben altro. Dubita che il sole tramonterà, ma non di questo. Il Verse è un brutto posto, Amelie, e sono le persone come me, le persone con la pistola, a renderlo tale. Sono le persone come te a renderlo migliore. Quello che voglio dire è di rimanere come sei perché è quello che ti rende speciale, anche se forse non te ne rendi conto; di esserlo, voglio dire.
Se dovesse succedere il peggio, non pensare di esserne la causa. Non ci sono colpe. Da parte di nessuno. Ecco, questo sarebbe un rimpianto. Che tu possa pensare che, nel caso peggiore, sia colpa tua. Non è così. Non pensarlo nemmeno per un istante. Mai.
E’ strano che mi venga in mente adesso, non sono cose sulle quali indugio spesso, ma se in questo momento dovessero chiedermi se credo negli angeli potrei orgogliosamente rispondere di averne conosciuto uno.
Ho scritto tanto, ma non nel modo che avrei voluto. Rileggendo ho avuto l’impressione che manchi qualcosa. Mi sono resa conto adesso di cosa sia e la musica mi è venuta in aiuto. Questa, Amelie, è una delle mie arie preferite, forse per quel fondo di malinconia che la permea. 

http://youtu.be/y9NcjmDpcB8

Mi mancheranno le nostre chiacchierate. Mi mancherà tutto.
Tua, comunque e a dispetto di tutto,
Zoya