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martedì 12 giugno 2012

Liberté...et d'autres choses

 -Hall Point-


L'alloggio è silenzioso.
Lo spazio ci spia, complice, attraverso la vetrata oltre la quale si stendono infinite possibilità. In infinite combinazioni.
Osservo Jan che dorme. Mi perdo nell'ammirare i contorni del suo viso finalmente rilassato, almeno negli istanti che fanno da intermezzo tra un movimento e l'altro. Mi cullo nella regolarità del suo respiro. Chiudo gli occhi, mi crogiolo nella sua vicinanza. Nel calore del suo corpo accanto al mio.
Ci sono momenti in cui si agita nel sonno. A volte, mi basta tendere la mano, posarla sulla sua spalla, o sul petto, lì dove batte il cuore. Allora lo sento prendere un respiro diverso, e placarsi.
Non si sveglia, in quei momenti.  E io resto a guardarlo, domandandomi che cosa si cela nei suoi sogni.
Di quali fantasmi porti il peso, sulle spalle.


 Ci sono frammenti di ricordo che danzano nella mia mente. Flash di immagini che scorrono innanzi ai miei occhi chiusi.
Torno con il pensiero a riassaporare determinati momenti.
Momenti che ne hanno segnato, inequivocabilmente, altri.


Ricordo un parco. Un sentiero di mattoni gialli a sfidare il grigiore di Cap City. La tempesta furiosa. 
E Noi.




"Ma tu...cosa vuoi, tu?" 


La sua voce. Bassa, pacata, come sempre. I suoi occhi fissi su di me. Nessuna traccia della freddezza che mostra al resto del 'Verse.
Il vento rabbioso che urla la sua indignazione, sotto nuvole nere gravide di una pioggia in fermento costante. Mi frusta i capelli, strattona l'ombrello. Lo prende Lui, dalla mia mano.
Non ho un solo attimo di esitazione. Lo guardo negli occhi. Affondo nel ghiaccio sciolto.



"Voglio Te. ...Voglio la mia Libertà" 


La mia voce. Un sussurro che sfida il pesante ed incessante ticchettare della pioggia. L'ombra rossa dell'ombrello aperto a cupola sopra di noi. Gonfiato e strattonato dal vento umido di una tempesta che non è solo fuori, ma anche dentro di me.


"Prenditi la tua Libertà.  Baciami qui, adesso."


Parole pronunciate con calma scandita, ma che alle mie orecchie hanno un effetto fragoroso, più dei tuoni di quella tempesta che imperversa, sopra ed intorno a noi. 
Anime allacciate  alla ricerca di anonimato, in un piccolo parco dei sobborghi periferici di Cap. City.




L'ho sentito, dentro. Il suono roboante e perfetto dell'ultimo muro che crollava. Devastato, annientato  da un semplice invito. Una richiesta che avrei potuto ignorare. Una provocazione, forse?
L'invito a gustarsi un attimo di libertà breve quanto un piccolo respiro.
Altrettanto vitale.


Ubriaca, la Libertà.


Non mi è bastato, l'attimo. Ho voluto di più. Ho cercato di più.
E quando l'ombrello rosso è volato via, siamo rimasti solo noi.
Amanti allacciati in un bacio proibito, al centro della tempesta.


Ancora, la sua voce.


"Che sapore ha, per te, la Libertà?"
"...Il Tuo."


In quel preciso istante,  ho compreso con sconcertante chiarezza che cosa volevo.
In quel preciso istante, ho preso la mia decisione.
I confronti, i discorsi, le riflessioni che sono seguite avevano il solo scopo di cercare ulteriori conferme al di fuori di me. Ma dentro...dentro lo sapevo benissimo, che non c'era più alcuna via, differente da questa.


Una via che, prima di Jan, non avrei mai pensato di poter percorrere.
E come avrei potuto? Non sapevo della sua esistenza. Non era ancora giunto a stravolgermi la vita.
A dimostrarmi che ci sono cose di cui non mi immaginavo degna, forse. A dimostrarmi che il mio cuore è capace di Amare, e che può accettare di essere Amato.
Si è abbattuto su di me con la forza di uno Tzunami.  Ha sradicato le mie certezze. Ribaltato le mie convinzioni. Squarciato qualsiasi mia difesa .







"Che sapore ha, per te, la Libertà?"
"...Il Tuo."



E in nome di quella Libertà, ho lasciato la Shouye. Per il suo Amore, ho lasciato la Shouye.
Per la possibilità di un futuro insieme, ho lasciato la Shouye.
Perché lui merita tutta me stessa, e  nulla di meno. Ho lasciato la Shouye.



Sono trascorsi giorni, ormai. 
Malgrado la mia mente non possa dimenticare nulla, mi è ancora difficile mettere a fuoco i dettagli del mio dialogo con Josephine. Solo, ci sono particolari momenti che si riaffacciano alla coscienza, mentre cerco di non pensare al resto.

La sala da the. 
Seguo il consiglio di Donna, la invito per parlare noi due sole. Non penso al luogo. Non coscientemente. 
Voglio che sia fuori dalla Casa. Lontano dalle telecamere. Solo io e Lei.
Forse, dovrei pensare ad un luogo meno pubblico.
E' il mio inconscio che mi guida in una situazione potenzialmente meno pericolosa.
La metto in trappola? E' vero quanto mi dice, dopo? Intrappolata in un contesto nel quale non può reagire con la furia che vorrebbe? E' per questo, che ora  mi si dice di guardarmi le spalle da Lei?

Ci metto un po', a trovare il coraggio di parlarle. Di dirglielo apertamente.

"Mi sono innamorata". 

La mia voce. Dilaniata dai sensi di colpa di chi si era preso un impegno, nella totale incoscienza. 
E che si trova nell'impossibilità di portarlo a termine. Che ne ha perso ogni volontà.

E, di contro, le parole che non ti aspetti.

"Uh. Che bello! ....Sono felice per te!....Chi è? ..E accetta?" - (Che io faccia l'accompagnatrice.)

La guardo. Sorpresa. Spiazzata. Confusa. Non so cosa dire.
Le regole Shouye che mi rimbalzano in testa, come oscuri e letali presagi, in netta contrapposizione con la dolcezza che leggo nel suo sorriso. Innamorarsi è proibito. Mi dico. Le relazioni sono proibite, penso.

"Non ha mai chiesto niente. Sono io, che non ce la faccio. Non più."

La mia confessione.  La mia incapacità di aderire ad un progetto di vita già segnato.
In fondo, anche i preti, nella Terra-che-fu, avevano la possibilità di essere sciolti dai loro voti.
Perché non un' Accompagnatrice? Perché non ci viene riconosciuta la nostra natura di esseri umani?
Per quale motivo, comprendere ed accettare nuovi lati di sé, ed agire secondo un principio di correttezza che vorrebbe salvaguardare i princìpi inizialmente sposati ed in cui si credeva, deve essere visto come un atto sacrilego? Quasi eretico?

La guardo, e tutto cambia. La dolcezza sparisce dal suo volto. Resta la rabbia. Una furia mal trattenuta che le dardeggia negli occhi.

" Ti licenzi...per quel cafone."
Tra le tante cose che dice, forse questa è quella che mi irrita maggiormente. Un insulto gratuito. 
E per quale motivo? Temo di non averlo ancora compreso. 


Mi rendo conto, però, che solo dopo aver compreso la mia volontà di andarmene, è giunta la rabbia. Le recriminazioni. E ancora mi domando: sarebbe andato bene..mentire? E allora, le regole tanto importanti e tanto decantate...a cosa servono? Solo ad essere infrante?


"Lo sapevi fin dall'inizio, che sarebbe successo. Perché le regole ci spingono verso ciò che ci è proibito."


Nego. Con veemenza e convinzione.


"Non lo sapevo. No. ...Ho resistito a molto altro. ...Questo non potevo saperlo.  ...Mi ha travolto. Non riesco a combatterlo. Non voglio combatterlo. "
La guardo. Mi spaventa quello che vedo. 
"Non voglio tradire la Casa. Non voglio e non posso tradire Lui. Non voglio tradire me....Mi dispiace. Non sai quanto. "


Di tutto il resto, le parole più vivide sono scolpite sul granito della mia memoria, e posso vederle con nitida chiarezza. Lampeggiano come squarci oscuri nell'aria. La sua voce. Morbida, quasi. Ma quanto fosse sincera...ancora oggi me lo domando.




"...Posso capirti, in fondo. ....Mei Mei...ti voglio bene. E per questo non ti metto sul libro nero. Rimani ancora uno splendido fiore che ci renderà orgogliosi anche da fuori. Certo, a meno che non ti macchi anche tu..."


Io le ho creduto. 
Dentro di me...una parte di me vuole ancora credere che sia vero.  Che tutto il resto non sia altro che un terribile, grottesco malinteso.


Perché non posso, davvero, accettare il fatto che Josephine posa volere il mio male.
Non riesco a credere che, veramente, debba guardarmi anche da lei.
Non riesco a comprenderne il motivo. 
Forse..la Casa. Ma non lei.
Non riesco ad ascoltare quello che mi dicono, senza sentirmi lacerare, dentro.
Non riesco a guardare negli occhi di Jan, e leggere la sua paura. Paura per me. Paura per noi.


E non riesco a credere di essere così fortunata.
Perché ho Lui. Perché mi ama. Perché lo amo. Perché qualunque cosa succeda, questo nessuno potrà portarcelo via.


Perché abbiamo Amici. Che non ci hanno abbandonato. 
Come Quinn. Così meravigliosa. Akurl, più dolce che mai. Zoya.
Persone che comprendono, quanto valga la pena di lottare, per certe cose. 
Perchè l'Amore non ha prezzo. E vale qualsiasi prezzo. Qualsiasi scotto.


Per Brent. 
In barba a tutti quelli che mi hanno suggerito di non fidarmi di lui. Io mi fido. L'ho sempre fatto. Non me ne sono mai pentita. Qui, ad Hall Point, mi sento più sicura. 
E per quanto lui non voglia sentirselo dire...non finirò mai di ringraziarlo, per questo.


...per Jennifer. Insospettabile alleata.




Jan si agita, ancora, nel sonno. Mi chiedo se sogni la Pioggia di Sadrany.
Mi ha chiesto di andare con lui su Xanto. 


"C'è qualcosa di importante  che vuoi mostrarmi, laggiù?"
"Jan Dietrich. Prima di conoscere te."





lunedì 21 maggio 2012

Liberté

Akurl è stato liberato.
L'Ammiraglio Wolfe mi ha appena informato.
E' a bordo di un vascello alleato, che lo porterà per sicurezza all'ospedale della BS, ma pare che stia bene.
....non so esprimere il mio sollievo.

Rachat

Il riscatto è stato pagato.
Mi chiedo se Wolfe lo sappia.
Mi chiedo se il pagamento è stato fatto in tempo rispetto alla scadenza.
Mi chiedo dove sia Akurl. Come stia. Quando lo libereranno. Se sia già libero e non possa avvertirci.
Mi chiedo se si rendono conto, tutti, in che modo assurdo è stato gestito tutto quanto.
Quest'attesa mi sta logorando.

domenica 20 maggio 2012

L'Aide

L'alloggio è silenzioso, le luci sono spente, c'è una calma che non provavo da tempo.
La porta chiusa, e nessun rischio che qualcuno possa bussare o chiamare  o cercare di entrare senza avviso.
Il respiro di Jan, profondamente addormentato, è il suono più dolce di cui io possa nutrirmi, mentre approfitto della quiete per lasciar scorrere i pensieri.
Riflessioni, immagini, considerazioni che emergono libere in questo prezioso ritaglio di tranquillità.


Aiuto.
Grazie.


Sono due parole che ho utilizzato molto spesso, ultimamente. Con persone differenti, in ambiti similari.
Con la stessa persona, più volte.


-Mi hai già ringraziato
Mi ha detto, Brent, ieri pomeriggio, quando ci siamo rivisti.
-Lo so, ma temo che lo farò ancora. Per quanta gratitudine sento. 
Gli ho risposto, senza alcuna intenzione di nascondermi.
Mi chiedo se sappia, che ho compreso quanto sforzo gli è costato, offrirmi il suo aiuto in un simile frangente. Che ho esitato a lungo prima di scrivere proprio a lui. Che non avrei mai voluto scomodare proprio lui, per una questione che riguardava, di fatto, qualcuno con cui non ha buoni rapporti.
Volendo parlare per eufemismi, certo.
Mi chiedo se sappia che sarei portata a non chiedergli nulla, ad evitargli qualsiasi coinvolgimento per un istinto protettivo che sento naturale in me, nei suoi confronti. Forse, è probabile, affetto. Se sia dovuto a quella notte condivisa a Greenfield o ad altro non saprei dirlo.
Mi hanno messo in guardia su di lui. E invece per quanto riguarda la mia personale esperienza non riesco a trovare delle mancanze.
Mi chiedo se sappia che se alla fine ho deciso di rivolgermi a lui è stato ...perché Donna me lo ha suggerito. Ed Evah, in seguito, subito dopo di lei.


E mi è costato non poco, dovergli chiedere aiuto, a nome di chi, al posto mio, non lo avrebbe mai fatto.


Non so comprendere se perché più fiduciosi di me in quella risposta di Vergil Neville che ha tardato ad arrivare, o perché motivati da un orgoglio che per quanto mi riguarda non ha ragione di essere.
Bloccati in un pianeta come quello, privi anche della più elementare difesa: lo scafo intatto.
Io avrei masticato ed inghiottito qualunque orgoglio, pur di uscirne.


Lydia non ha commentato, ma Ace si è premurato di farmi capire che, benché abbia apprezzato il mio spirito di iniziativa e abbia compreso come fossi stata spinta dalla necessità e motivata dal benessere di tutto il gruppo...al mio posto non avrebbe mai chiesto aiuto a Brent Ratliff.


Si è anche premurato di spiegarmi anche che non avrei dovuto considerare l'aiuto ricevuto come personale, e che non avrei dovuto considerare il suo intervento come una mano tesa verso di me...ma che avrei dovuto considerare quanto, aiutando me, Brent abbia aiutato tutto il gruppo.


Non conosco Ace, e lui non conosce me.
Mi domando quanto conosca Brent.


Perché io, invece, ho avuto la netta impressione che sia stata proprio la mia personale richiesta di aiuto, la chiave di tutto.


E leggendo a fondo quanto celato nei vecchi rapporti del database interno, non solo ho compreso che Brent stesso ha fatto parte dell'agenzia, per un brevissimo periodo...ma che è anche al corrente di Baylong.


Sorrido al pensiero di quanto lui dimostri di apprezzare la mia presenza e di quanto si sia prodigato, anche per farmi sentire sicura, qui, nonostante sappia benissimo della spada di Damocle che pende sulla mia testa, solo per l'associazione del mio nome, con i Phantom.


Mi sorprendo a chiedermi che cosa pensasse, esattamente, chi mi ha messo in guardia su di lui.


Il confine tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo, tra opportuno e inopportuno...è sempre labile. Questo me l'ha insegnato mon père, molto tempo fa.




Donna, probabilmente, anzi sicuramente, comprende tutto questo ancora meglio di me.
Negli ultimi tempi sto imparando a conoscerla, e scopro che tutto quel che avevo pensato, incontrandola la prima volta, era solo una briciola rispetto a quello che c'è veramente in Lei.


Anche a Lei, ho chiesto aiuto. Anche da Lei, ho ricevuto aiuto.
Un aiuto forte, calmo, solido. Nel momento...anzi, nei momenti in cui più ne avevo bisogno.
Dal momento in cui hanno portato via Akurl davanti ai miei occhi...sino ad oggi.


-Sto aiutando Te. ....Non l'hai saputo da me.


Un aiuto che ha rischiato di metterla persino nei guai con l'Ammiraglio Wolfe. L'ultima cosa che mai avrei voluto accadesse.
Mi chiedo se sarò mai in grado di ripagarla fino in fondo. 


Informazioni vitali, che non avremmo potuto ottenere in altro modo. E mi ritrovo Lydia che, invece di ringraziarmi e ringraziare chiunque me le abbia fornite, mi fa la predica perché dovrei avere l'obbligo morale di condividere le informazioni e anche le fonti da cui le ricevo.


Ma Jan ha ragione. Quando dice che per un Diplomatico è importante mantenere la parola data.
Io sono una Diplomatica. E la mia parola, è lo strumento più prezioso che ho.


Ho promesso a Donna di non rivelare da chi ho avuto quell'informazione. Non la tradirò.
Così come lei ha mantenuto la sua parola con me, tutelando il mio nome, laddove avrebbero potuto esserci rischi.


Ho promesso di non dire a nessuno che lei si sta occupando di Colin. E così ho fatto.
Ma attendo con ansia il momento in cui potrò rivederlo. E vedere di persona che sta meglio.


Ho promesso molte cose, e farò di tutto per mantenere le mie promesse.






Nel frattempo, rifletto.
Su Zoya, che continua ad agire da sola.
Su Ace, che aveva informazioni vitali e non le ha condivise con noi se non all'ultimo momento.
Su Lydia, che non sembra poter comprendere quello che mi muove.
Su Quinn, che ha un cuore così grande e  timori ancora più grandi.
Su Akurl, che è chiuso chissà dove, in mano a chissà chi...e spero sappia che non lo abbiamo dimenticato mai, nemmeno per un attimo.


Su Jan.


Su di me.


domenica 13 maggio 2012

Concentration


Ritrovare la concentrazione è estremamente difficile.
Ogni volta che chiudo gli occhi, mi tuffo in un mare di cristallo dal quale non ho alcun desiderio di uscire.
Ho bisogno di meditare.


Nel giro di …quanto? Una settimana, a Greenfield? Forse meno.

Lydia è stata arrestata per detenzione illegale di cadavere, insieme a Dhemetra. Stavano cercando di riportare la salma del bambino, rapito come Colin, alla sua famiglia.


Sono stata aggredita verbalmente da una vecchia bigotta davanti alla Chiesa. Accusata di essere una prostituta bugiarda. Guardata con disprezzo per il semplice fatto che stavo parlando con qualcuno, invece di pregare il loro Dio? La calma di Brent e la sua premura mi hanno aiutata a superare il momento, ma passano i giorni e mi rendo conto che l'evento mi ha colpito molto più di quanto mi piaccia ammettere.

Davanti alla stessa chiesa, sono stata aggredita insieme a Zoya e Donna Winter, da una coppia di ubriachi molesti, i quali pensavano fossimo il giusto premio per il loro compleanno.
A loro, della paternale sul comportamento consono da tenere di fronte ad una chiesa, non interessava granché. Credo che la situazione si sia risolta soltanto grazie al savoir faire di Donna.


Il giorno dopo, Akurl è stato rapito davanti ai miei occhi, senza che io potessi fare nulla per impedirlo.
La Flotta indaga. L'Ammiraglio Solomon Wolfe mi ispira fiducia. Confido di non sbagliarmi.
Si dice ottimista. 
Coltiva Orchidee Bianche. I miei fiori preferiti.

Zoya è stata arrestata per le connessioni in merito al rapimento Heisenberg. Non ho potuto fare domande dirette, ma suppongo che sia lei la causa dell'ottimismo di Wolfe.

Donna ha promesso aiuto..se le daremo un riferimento preciso.


Josephine mi ha detto chiaro e tondo che questa è l'ultima goccia…alla prossima piccola macchia dei Phantom nei confronti alleati, mi revocherà il permesso di lavorare con loro.


Mon Père vuole vedermi.
Tornare a casa qualche giorno…meditare al tempio della ragione..parlare con Ayline.

Potrebbe farmi bene.

Sempre che nessuno mi sequestri lungo la via.


In ogni caso, non prima del ritrovamento di Akurl. Non mi muoverò da qui, fino ad allora.

domenica 29 aprile 2012

Conjonctions

Scrivo dall'alloggio che ho prenotato per me ad Hall Point.  
Guardo oltre la finestra e tutto ciò che vedo è l'infinito.
Una coltre sconfinata di buio, trapuntato dalle luci delle stelle e dei pianeti che abitano tutto il 'Verse e lo spazio oltre ad esso.
Ho talmente tanto su cui riflettere, che non riesco a trovare il punto cardine. Quello che mi consenta di stringere il bandolo della matassa intricata della mia vita, adesso.


L'ultima conversazione con Papà si è chiusa male. Ed è la prima volta da decenni, credo, che discutiamo in modo così animato.


-"Promettimi che cercherai di essere più prudente, Melì.  Promettimelo, oppure vengo a prenderti io. Vengo a prenderti e ti porto su Corona, dove so per certo che sarai al sicuro."-


Da tempo non lo sentivo così preoccupato. Probabilmente perché non gli ho mai dato motivo di esserlo. Non per la mia salute, non per il suo lavoro, non per i segreti che mi affida e che io custodisco con la medesima cura con cui custodisco la mia anima ed il mio amore per lui.
Maman non dice nulla. Si limita a punirmi coi suoi silenzi, come ogni volta che agisco in modo "sconsiderato".


-"Stai tranquillo, mon père. Non è stata una circostanza cercata, ed ho ricevuto tutte le cure del caso. Prima dal Dottor Ritter..."-


Mi ha bloccata, parlando sulla mia voce con quel suo timbro profondo e graffiato che sa essere così prevaricante quando vuole.


-"Ritter?! Quel Ritter? " -  
Una pausa di silenzio 
- "Il peggior spreco di genio e talento che mi sia mai capitato di incontrare in tutta la mia carriera?" -
E' rimasto nell'aria un forte aroma giudicante, grave, severo.


Ci è voluto un momento di calma interiore, un piccolo sospiro per riprendere il discorso.


-"...e dal Dottor Heisenberg. Mi ha completamente rimessa a nuovo, mon père. Sto bene. "-


E' stato strano pronunciare quel nome, proprio parlando con la persona che meglio mi conosce al mondo. Nel silenzio che è seguito ho avuto timore che fossero bastate quelle due semplici parole per comprendere tutto il resto. Tutto quel mondo che nemmeno a Josephine sono stata in grado di spiegare fino in fondo.


-"Bene."


Solo questo. Che pronunciato da lui equivale ad una pioggia di complimenti e rispetto, per il succitato Medico capace di non attirare la sua ira funesta. A pensarci, è strano. Jacob Heisenberg non mi ha mai domandato nulla sulla mia famiglia. Come se non avesse mai sentito parlare di papà.
Eppure è chiaro che Lui, invece, ha sentito parlare e bene di Jacob Heisenberg.
Suppongo sia un mistero che continuerà a restare tale, per me.


Quando ci siamo salutati non era contento. Probabilmente ha compreso che non gli ho detto tutta la verità.
E' vero, che sto bene fisicamente. Non gli ho mentito. Non lo faccio mai, con nessuno.
Ho omesso. Ho omesso di dirgli che in realtà sono affranta e turbata e ho paura. 
Ho attraversato le fiamme dell'inferno e ne sono uscita viva.
Ma ho paura.
Ho paura che possa accadere di nuovo. Che non ci siano medici abbastanza bravi nelle vicinanze. Che mi rimangano sul corpo i segni dell'inferno. Quelli che già sono rimasti nell'anima e non so come strappar via.
Lo nascondo. Con tutti, credo. Ci riesco abbastanza bene. Ma la paura non mi lascia mai.
Qualcuno nella Terra-che-Fu disse che "non è coraggio, se non c'è paura".
Non sono in grado di definire se il mio sia coraggio, intemperanza oppure incoscienza. Cerco di andare avanti ugualmente, perché quel bambino lo merita. I suoi genitori lo meritano. Tutti i bambini condannati come lui alle sue sofferenze lo meritano.


Non ho avuto coraggio, con Papà. Non ho avuto il coraggio di chiedergli se Lui sapesse qualcosa, al riguardo di questi esperimenti scientifici su cavie umane non consenzienti.
Suppongo di aver ceduto, ancora una volta, alla Paura.
Paura di quello che avrebbe potuto dirmi, forse  intaccando la fiducia cieca che ripongo in Lui.
La paura è irrazionale. La Paura è come un peso che ferma il passo inutilmente. Eppure non l'ho combattuta. E non l'ho nemmeno abbracciata. Mi sono limitata a salutarlo senza chiedergli nulla.


La Paura è una congiunzione. Ha sapori diversi, a seconda della situazione.


Dopo quello che è successo ieri sera, ho Paura per Zoya.


Non l'ho più sentita, e non l'ho più vista dopo averla lasciata sola nella sala pasti della Banshee.
Questa mattina sono partita prestissimo e in silenzio, premurandomi di non svegliare nessuno.
In realtà, premurandomi di non svegliare soprattutto Lei.
Tutto quel decantato coraggio che tanto sembra averla colpita, è scomparso in virtù di una pavida forma di vigliaccheria.
Ma come glielo dici, a un donna così, che le vuoi così bene che tutto quello che desideri è proteggerla e l'unica cosa da cui dovrebbe essere protetta sei proprio tu?  Come glielo dici a una donna così,  che  vorresti insegnarle tante cose ed imparare da lei ma non puoi, perché inevitabilmente finiresti per ferirla in qualsiasi direzione volessi muoverti?  Come glielo dici ad una donna così, che potresti regalarle una notte infinita... per poi alla fine alzarti e lasciarla da sola preparandoti a condividere altre notti con qualcun altro? Come glielo dici a una donna così, che tu nell'Amore non ci credi e permettendole di starti troppo vicino la bruceresti come nemmeno il fuoco potrebbe fare?
Come glielo dici a una donna così, che di tutte le parole spese su ciò che si desidera e su ciò che si vuole, l'unica cosa chiara come il sole è ciò che non voglio essere per Lei?


E non voglio essere Greenwood.


C'è un vago sapore tragicamente amaro nel palato, mentre mi rendo conto che forse lo sono già.
Sono esattamente ciò che non vorrei essere.
Perché non sono riuscita a proteggere Akurl nello stesso modo. Perché non riesco a non essere gelosa di lui e a non volerlo nella mia vita, quando è chiaro che non sono in grado di dargli quello che lui chiede.
Possessione. Credo sia questa la parola giusta. Mi infastidisce vederlo o pensarlo insieme ad altre donne, come mi ha infastidito vederlo accudito da Josephine la sera della Festa.
Affezione. Gli voglio bene, e non recito alcuna parte quando siamo insieme. Mi piace la sua compagnia.  Mi affascina lo spettacolo della sua pelle scura sul candore della mia.
Territorialità.


Discrepanze.


Non ho alcuna remora  ad ammettere con quanta trepidazione attenda il prossimo incontro con Brent Ratliff, e le nostre... lezioni di ballo. 


Non ho alcuna remora ad ammettere che se solo Jacob Heisenberg mi chiamasse anche all'altro capo del 'verse, non esiterei un istante ad accettare quel richiamo.


Non ho alcuna remora ad ammettere che quando Evah mi guarda, ogni volta che i suoi occhi si posano sulle mie labbra sento l'impulso di baciarla. 


Evah.


Dovrei contattarla. Dovrei parlarle. Dovrei dirle che nonostante i miei buoni propositi non sono altro che una spacciatrice di illusioni
Non potrò farmi ritrarre da Lei. Per quanto fortemente io lo desideri, non potrò farlo se non rischiando la mia posizione all'interno della Shouye o peggio, la mia permanenza.
La Muqin prenderebbe come tradimento persino la mia volontà di pagarla per i miei ritratti: preferendo Evah ad altre artiste nella Casa, mi macchierei di un'onta imperdonabile.
Da quando l'ho vista insieme a Mughain Mccarty avverto un leggero senso di fastidio  sotto pelle.


Da tutto questo e da molto altro.
Ecco da cosa devo proteggere Zoya.




Da Me.

domenica 22 aprile 2012

Cadeaux

da Zoya






"Non sono necessarie occasioni speciali per fare dei regali. Passavo dal bazaar, ho visto il primo e ho pensato a te. Ho visto il secondo e ho pensato a te di nuovo. Ho pensato (sì, per la terza volta, lo so che è sconvolgente) che a quel punto valeva la pena non lasciarli lì quindi eccoli qua. Magari ti strappano un sorriso e magari ti abbelliscono l'alloggio: non che sia brutto, intendiamoci (non nel senso di andare in tenda assieme). Va bene, sto sragionando. A presto."







da Evah

-cmail-

Ho avuto in dono una raccolta di poesie di Emily Dickinson, poetessa della Terra-Che-Fu. Leggendo questi versi ho pensato a lei, Amelie:

Vederla è un Quadro -
Ascoltarla è una Musica -
Conoscerla un'Intemperanza
Innocente come Giugno -
Non conoscerla - Afflizione -
Averla come Amica
Un calore così vicino come se il Sole
Ti brillasse in Mano -

Vederla è un quadro -
Ascoltarla è una Musica -
Conoscerla un'intemperanza
Innocente come giugno
Dalla quale essere disfatti
È più dolce della Redenzione -
Che non ricevere mai
Rende parodia di melodia
Ciò che poteva essere vivere


Evah Adams









da Akurl



"Era dalla tua promozione che cercavo di fartelo. I cioccolatini sono diventati leggenda secondo alcuni, spero che a te piacciano. Ah, ho provato a fare entrare in uno scatolo quello grosso, ma non c'entrava. Ti aspetta su greenfield, al Black Oak Ranch. Sul retro trovi la foto."












lunedì 16 aprile 2012

La Vie en Rouge

"La Vita è Dio. Dio è la Vita."




ELERIA


Tornare a casa mi solleva il cuore. 
Le città di Elèria si armonizzano splendidamente con  la natura del pianeta; non c'è una dominanza del grigio, ma una serena ed armonica fusione di colori che si tramutano in serene melodie per l'animo di chi si soffermi ad ammirarne il paesaggio.


Tornare a casa per visitare il Tempio della Ragione  e per di più in compagnia di Evah, è stato uno splendido modo per giungere ad un nuovo livello di consapevolezza.


L'ho visto.
Ho visto la sua figura, il volto rapace a fissarmi sui gradini del Tempio.
Il volto di Jacob Heisenberg è apparso dal nulla, scivolando fuori da quelle pieghe profonde della mente in cui avevo cercato di accantonarlo.
In quell'istante ho avvertito sulla pelle il suo sguardo. Lo stesso brivido che sentii nel suo Laboratorio.


"Solo a te spetta decidere, quale direzione scegliere"


Le parole di Ayline sono giunte poco dopo.
Per quante occasioni abbia avuto di conversare con Lei, e di saggiare con quanta chiarezza possa guardare al mondo malgrado i suoi occhi ciechi, non posso fare a meno di sorprendermi per la puntualità di risposte che giungono alle mie domande non ancora formulate. Forse, per lo più, non ancora pensate.
C'è un nome che sussurra torbido al mio orecchio, spinge dalle profondità inabissate del palazzo della memoria per riaffiorare, forse a causa di similarità che non voglio cogliere.
Non voglio pensare a Greenwood.




Dopo la visita al Tempio, Evah è stata ospite mia e della Famiglia, à la Maison Saint Laurent, in occasione del concerto privato che Maman organizza regolarmente. 
Ha conquistato tutti, con la sua classe e la sua eleganza. Persino Papà
Maman, colpita dal suo gusto e dall'amore per l'Arte, ha voluto farle dono di uno spartito: con dedica ed autografo.
Abbiamo scoperto che è in ottimi rapporti con il geniale ed eclettico Vee
Curioso quanto il 'Verse appaia così piccolo, a volte.








Jacob Heisenberg

Ineffabile. Il senso di meraviglia che mi coglie, nel rendermi conto di quanto la Vita intessa trame e fili  sottili che si intrecciano tra loro danzando ai nostri occhi come scintille che abbagliano, sviando l'attenzione forse da disegni ben più arcani di quelli che le semplici coincidenze declamano.
Io non ho mai creduto alle coincidenze. La Vita accade. Ma non accade "per caso".
Non mi aspettavo di vederlo, sui gradini del Tempio. 
Di tutte le visioni che sapevo avrebbero potuto cogliermi, come ogni volta, Lui era forse una di quelle che non avevo nemmeno contemplato. Non per un solo istante.
Eppure era lì. Immagine sfocata e indefinita, ma ben chiara al mio intimo e alla mia pelle.

Quale senso di stupore mi ha preso, nel ricevere proprio la Sua convocazione personale, al mio ritorno presso la Casa.
Ho suonato per Lui. Solo per Lui.
Mi ha ascoltata, con attenzione, per quanto fosse evidente che i suoi pensieri fossero ad altro rivolti. Distaccato, freddo, cortese.  Sempre affascinante, per quell'aria distante. Così assorto nella contemplazione di chissà quale progetto, ma al tempo stesso pronto a farsi rapire dalla musica. 
La Mia musica.
Avrà percepito in essa i brividi sotto la mia pelle?
Ho colto un sorriso, alla fine. Lievissimo, ma presente.
I suoi complimenti, e la preghiera di riportarli a Josephine, sono stati la degna conclusione di una splendida giornata.
Sarei lieta di tornare, gli ho detto.

"Non mancherà occasione".

Non ho mai atteso un secondo invito con altrettanta trepidazione.



Akurl

Avverto crescere in me un sottilissimo senso di colpa.
Lo sto trascurando, forse? Sto approfittando di Lui? Gli ho fatto promesse che non sarò in grado di mantenere?
Non credo. Eppure al tempo stesso non sono del tutto certa di essere nel giusto, malgrado io sia sempre stata onesta.
Affermerei il falso, dicendo che non mi sono affezionata a Lui e che non provo un sincero affetto nei suoi confronti. Ma non è ciò che Lui chiede. Di questo sono sicura.

Mi sono preoccupata, scoprendolo ferito. 
E al tempo stesso di fronte agli altri per un sottile e perverso tentativo di attenermi alla buona creanza e alla discrezione fra Accompagnatrice e Ciente, non gli ho donato la solita informalità.

Dottore, l'ho chiamato.

Non ho potuto fare a meno di notarne la luce di disappunto negli occhi.
Gli ho scritto, per chiedergli se avesse bisogno di qualcosa.
Sta meglio, dice.


Josephine

E' difficile spiegare in quale tortuoso modo io stia cercando di essere al tempo stesso sincera con Lei, e in grado di ritagliarmi quegli spazi personali che desidero essere esclusivamente miei.
Non le ho nascosto nulla. Ho risposto con franchezza a tutte le sue domande. Anche quelle riguardo ad Evah.
Ho tenuto per me solo quelle piccole cose che, in tutta franchezza, con la Shouye non c'entrano nulla. La Casa ha tutta la mia lealtà. Non possiede tutta la mia anima.
Lei ha tutto il mio rispetto e la mia sincera e profonda amicizia, nonché una gratitudine incondizionata per tutte le possibilità che mi ha donato.
Ma non mi sento in obbligo di aprirle ogni minimo frammento di me stessa.

Ho scoperto che un suo Cliente è interessato ad Ayline, ed alla Lega Empatica.
Dubito sarà facile per Loro entrare in contatto con la Monaca, e convincerla soprattutto ad elargire i suoi segreti.

Ho scoperto anche di essere riuscita nella mia prima opera di mediazione, convincendola a non annullare il Tour di Concerti che Evah stava organizzando per Ming, in collaborazione con Hall Point. E, quindi, Miss Winter.
Credo di averle fatto comprendere che sarebbe stato controproducente per tutti, e soprattutto per l'immagine della Shouye, un tale passo indietro.
La Casa avrà un ritorno di immagine incredibile, grazie al talento di Ming e all'impegno profuso da Evah nella preparazione della Tournée.
Ho cercato di comprendere meglio che cosa si agiti alla base di quello che, a me, pare un odio viscerale pulsante tra due delle donne più belle ed intelligenti che io conosca.
Josephine mi ha raccontato. Qualcosa.
Non sono certa di averne compreso le implicazioni più profonde.
Le maldicenze, pur ripetute nel tempo, non credo valgano lo sforzo e l'energia profusa per odiare e combattere una persona con tale fervore.
Nemmeno le opinioni divergenti.
L'ingenuità di questo pensiero mi coglie nel momento stesso in cui realizzo che sono, invece, alla base di una Guerra che si combatte e conta morti su tutti i fronti, senza che alla fine ci sia qualcuno in grado di indicare un sentiero che possa accontentare tutti.

O scontentare, tutti, in egual misura.


XUETU

Io, ora.
Secondo Josephine, la promozione più rapida nella storia della Shouye.
Ancora fatico a rendermene conto. Ma la soddisfazione ha un gusto inebriante al palato.